MORE VENETO

Romanzo

Padova, Cleup, 2017

In copertina:
Giorgione, Ritratto di vecchia (Col tempo), Venezia, Gallerie dell’Accademia

Il libro è dedicato alla memoria della madre dell’autrice, insegnante Anna Arciero

http://www.cleup.it/more_veneto.html


Laura Bertolotti, “Dialogo oltre il tempo”. Recensione di More veneto di Daria Martelli,  Leggendaria. Bimestrale, anno XXII, n. 129, maggio 2018

More veneto, «al modo dei veneziani», è il nuovo romanzo di Daria Martelli, tornata alla narrativa dopo diversi testi di saggistica. Era usanza, nella Serenissima, far iniziare l’anno a marzo, come già facevano i Romani, ma in questa storia more veneto assume anche un significato più generale, riferito alla peculiarità della vita a Venezia, ieri come oggi. Dunque Venezia come sfondo narrativo, la città “pittoresca” che vedono i turisti, e la città segreta, nascosta, allagata e marcescente che vive e sopravvive all’acqua alta e ai secoli. Qui si trova una donna, Lorenza, in una vacanza-fuga da Firenze per elaborare la fine di un rapporto sentimentale. Ma il suo soggiorno le riserva degli incontri inaspettati e quello più sorprendente avviene con una donna del passato, tale Limpida Sorgente, attraverso un suo libro che a Lorenza capita fortunosamente tra le mani, mentre compie una ricerca alla Biblioteca Marciana. Trova parole che le aprono una breccia nella mente, riportando la condizione di sudditanza in cui vive l’autrice sul finire del Cinquecento, proprio a Venezia. Il rapporto tra i suoi doveri e i suoi sogni e bisogni è lo stesso che vive Lorenza quattrocento anni dopo. Stesso sentimento di appartenenza a un genere votato alla minorità, stesso senso del limite, «maridar o monacar», stesso desiderio di altro e oltre. Il pensiero corre al romanzo di Anna Banti, il suo esemplare Artemisia (1947), in cui due donne di epoche diverse sono in dialogo costante, in un’unità di tempo e luogo intima e commossa, in cui il dolore di un abuso viene elaborato nell’alfabeto dell’arte. Anche in More veneto troviamo due voci di donne che, sebbene distanti tra loro quattro secoli, hanno in comune il desiderio di un “umanesimo al femminile”, contrapposto all’umanesimo genericamente inteso, parlano di come si vedono e non come gli uomini le vedono e le vogliono, sottomesse, schive, persino ignoranti. Esemplare la citazione del proverbio «Abbi donna di te minore se vuoi essere signore ». Il romanzo di Martelli si vale di una profonda indagine storica sugli usi e costumi nel Cinquecento veneziano, operazione letteraria non semplice, eppure qui riuscita, quella di trarre personaggi e argomenti storici fuori dagli ambienti specialistici, espressi prevalentemente nella saggistica, e farli vivere e pulsare nella narrativa. E sotto il nome della sconosciuta Limpida Sorgente, scoperta da Lorenza in biblioteca, non è difficile scorgere Moderata Fonte, pseudonimo di Modesta Pozzo, autrice de Il merito delle donne, opera che Martelli ha studiato a fondo nel suo saggio Polifonie (Cleup 2011). Anche la forma dialogata del libro è un’altra analogia con il dialogo di Moderata Fonte, come gli stessi contenuti, che sappiamo essere stati rivalutati solo negli anni Settanta del Novecento, quando una nuova critica, che adottava l’ottica di genere, sorta con il movimento femminista, riscoprì Il merito dopo secoli di oblio. More Veneto è un romanzo storico? Inutile etichettare, i generi letterari si rivelano sovente troppo ristretti per incasellare un testo e anche il romanzo di Daria Martelli attraversa i generi; inoltre presenta delle vere e proprie finestre di approfondimento su lingua/ dialetto, toponomastica, architettura, con citazioni frequenti e illuminanti. Ne risulta una scrittura densa di informazioni e tuttavia lieve alla lettura perché coinvolgente. In particolare, questo romanzo parla una lingua senza tempo, quella delle donne che cercano il loro posto nel mondo, fuori da un destino preconfezionato, libere di esprimere i loro talenti.