IL RISO DELLA SOUBRETTE

Romanzo

Presentazione di Gilberto Pizzamiglio

Firenze, Editori Loggia de’ Lanzi, 2001

In copertina:

Collage di Alessandra Pucci


Epigrafe posta al testo:

Pro captu lectoris habent sua fata libelli.

Terenziano Mauro

Incipit
“La via era di quelle che non conoscono traffico. Da un lato e dall’altro, di là di cancellate e muri di cinta, parchi e giardini nel rigoglio primaverile, grandi masse verdi a riparo di ville dalle linee moderne sul fondo, dove occhieggiava anche l’azzurro delle piscine. In quell’ora di primo pomeriggio vi s’indovinavano riservati piaceri.
La Mercedes bianca procedeva molto lentamente.
Stano l’aveva davanti alla sua vecchia Seicento già da alcuni minuti, sempre nel mezzo della carreggiata. Lo faceva apposta per non lasciarsi sorpassare? Arroganza della ricchezza, pensò irritato. Al volante di certo era qualcuno che abitava in una villa disegnata da un architetto di fama, in quella zona residenziale per industriali arrivati e professionisti di successo. Una propaggine della città che si stendeva fino ai piedi dei colli.”

“È […] questa sensazione di una misteriosa casualità che circola nella vita di ciascuno a calamitare – come ne Le vite di Fabrizia, la precedente prova narrativa di Daria Martelli – l’attenzione del lettore, increspando efficacemente il ritmo piano ed elegante di una scrittura anche qui aliena da sperimentalismi formali e attenta piuttosto alla resa esatta di ogni movimento interno dei due protagonisti, prima raffrontati e contrapposti nell’età della giovinezza, poi tormentosamente appaiati nel segno di un’esperienza letteraria così intrecciata al loro vivere da diventare motore e ragione esistenziale. Con la musica di Wagner proposta come emblematico sottofondo.”
Gilberto Pizzamiglio, Presentazione de Il riso della soubrette, Editori Loggia de’ Lanzi, 2001.

“Daria va più in là del thriller, di cui pure utilizza alcune strutture portanti: se è vero che il nocciolo delle vicende che racconta è nella psicologia complessa dei personaggi, è vero anche che questa complessità si carica di interrogativi più gravi, investendo lo statuto stesso dell’esistenza. In questa e nelle altre storie romanzesche persiste un nucleo insieme dolente e profondo che fa affiorare alcune delle domande più serie e più irrisolvibili. Chi siamo? Che cosa significa scrivere? Forse dare corpo alle nostre inespresse identità. Ma qual è la nostra identità più vera? E esiste un’identità o questa è una domanda che resta sospesa su di noi fino alla fine? […] Lo sfondo entra in attiva dialettica con le vicende: la Milano degli anni ottanta, luogo del successo, la scuola, il mondo grigio dove non cambia mai nulla e infine l’underground dell’editoria piratesca a pagamento, che sfrutta quella che gli inglesi chiamano vanity press. Quest’ultima parte è particolarmente nuova, fino ad assumere un certo sapore di denuncia. Varrà la pena di ricordare a questo proposito, a titolo di cronaca, il libretto di Stampa Alternativa Editori a perdere, presentato con un certo clamore alla Fiera del libro di Belgioioso dello scorso autunno, dove sono illustrate, con bella autoironia, le ribalderie perpetrate contro la vanità letteraria dell’autrice, Miriam Bendia.”
Paola Azzolini, Recensione, Leggere Donna, n. 97, marzo-aprile 2002.

“[…] La Martelli sa cogliere gli aspetti più sottilmente contraddittori e paradossali dell’esistenza quotidiana, e farne oggetto di appassionate trattazioni, mostrando che il travaglio del vivere più che nelle grandi tragedie sta nei disagi e nelle incomprensioni della quotidianità. E l’effetto sul lettore è lo stesso.”
Bruno Rosada, “Il realismo psicologico di Daria Martelli”, 2000. Mensile di informazioni culturali del Veneto e Friuli, anno IV, n. 10, Ottobre 2002.

“Quello da cui più sono stata colpita, a partire da Le vite di Fabrizia, nell’insieme delle qualità proprie della narrativa di Daria Martelli ─ che consistono nell’eleganza della scrittura, nel ritmo della pagina e in una cultura ricca, posseduta nel profondo e mai esibita ─ sono le capacità di invenzione, tipiche di un’autrice appartata e pur sempre animata da una precisa vocazione, che la induce a scrivere libri molto personali, al di fuori del “coro”. […] Autrice di teatro e di narrativa, Martelli è da sempre affascinata dai vari livelli che costituiscono il nostro quotidiano: dalla vita che si vive e dall’altra che a quella si sovrappone, fatta di un’esistenza solo sognata, immaginata. […] Ed è su questi presupposti che viene a costruirsi la storia di Stano, Tristano Foresta, e di Giulio, Giuliano Alfonsi: una vicenda speculare che ubbidisce a misteriose casualità e conduce a un ribaltamento finale, ricco di suspence.”
Ida Boni, Recensione, Galatea. European magazine, dicembre 2001.

Gilberto Pizzamiglio,
Presentazione de Il riso della soubrette, Edizioni Loggia de’ Lanzi, 2001.

Paola Azzolini,
Recensione, Leggere Donna, n. 97, marzo-aprile 2002.
link al testo

Maurizia Rossella,
“L’Autore Esordiente? Da spennare. Le lusinghe, le disavventure, le attese e le fregature. Tutto raccontato in prima persona da chi l’ha vissuto”, La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, 18 ottobre 2001.

Nicoletta Cozza,
“La Martelli torna in libreria. Presentazione de Il riso della soubrette”, Il Gazzettino, 6 dicembre 2001.

Maria Luisa Biancotto,
“Due vite parallele, anzi contrapposte. Il riso della soubrette, ultimo libro della padovana Daria Martelli”, La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso,15 ottobre 2001.

Bruno Rosada,
“Il realismo psicologico di Daria Martelli”, 2000. Mensile di cultura del nordest, anno IV, n. 10, Ottobre 2002.

Ida Boni,
Recensione, Galatea. European magazine, dicembre 2001.

Orio Zaccaria,
Recensione, Padova e il suo territorio. Rivista bimestrale, a. XVI,n. 94, novembre-dicembre 2001.

 

I testi critici sono disponibili per la consultazione presso l’autrice.