LE VITE DI FABRIZIA

Romanzo

Milano, Edizioni La Vita Felice, 1997

In copertina:

Acquerello di Alessandra Pucci (1997)

Il libro è dedicato alla memoria di Angela Gorini


Epigrafe posta al testo:

… realizing that the totality of a life may be different in quality from its segments, and also that life during the forties seemed capable of being observed only in segments.

…comprendendo che la totalità di una vita, nel suo significato profondo, può essere diversa dai suoi segmenti e anche che a quarant’anni pareva possibile osservare la vita soltanto in segmenti.

Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte.

Incipit
“Quella volta avevo il turno di notte e presi servizio alle otto. Sebbene a piedi, avevo evitato il piccolo ingresso laterale, seminascosto da una siepe di ligustro, che indicava ai pedoni la via più breve per il Pronto Soccorso. Ero entrato, invece, dal cancello centrale, riservato alle auto. Così potevo passare lungo i giardini dell’ospedale e a un certo punto prendere per i loro vialetti. Anche quella sera li avevo percorsi adagio, godendo dell’aria tiepida, tra aiuole rosse di salvia splendens, arbusti verdi e bianchi di aucuba, nugoli di moscerini. Anche lì – fuori luogo – era estate. Entrai infine nel reparto e nella sua frescura condizionata, acre di disinfettante, lasciando fuori l’inopportuno languore del crepuscolo troppo lungo.”

Qual è stata la vera vita di Fabrizia? La donna una sera sotto Ferragosto viene ricoverata, gravemente ferita in un incidente stradale, al Pronto Soccorso di un ospedale e parla a lungo di sé. Quella notte il giovane medico che accoglie le sue confidenze dovrà ascoltare altri due racconti tra loro in contrasto: ciò che Fabrizia ha detto prima di morire aveva un significato segreto e quello che sembra un incidente è ben altro. Alla fine del romanzo il lettore si pone domande più inquietanti: qual è la “vera” vita di ciascuno di noi? E la scelta compiuta da Fabrizia in extremis appare come una parabola sulla narrativa, che è appunto una “menzogna” disinteressata, dotata di una propria verità profonda: un mezzo per dare esistenza a vite e mondi possibili. Il romanzo si compone di tre lunghi racconti, racchiusi in una cornice narrativa, che funge da cerniera tra le due parti del primo, tra il primo e il secondo e infine tra il secondo e il terzo. I racconti si completano e si contraddicono, tra ambiguità e verità soggettive, come in un gioco di specchi, in cui si sovrappongono l’una all’altra una vita possibile, una vita reale quale appare a osservatori vicini ma superficiali, una vita segreta.

 

“Nell’esperienza contemporanea la realtà appare ingarbugliata, complessa e contraddittoria, tutt’altro che lineare. Lo scrittore non si arrende al disordine e al caos, ma tenta una possibile comprensione attraverso la propria coscienza lacerata e frantumata, operandone una trascrizione per cercare un senso in quello che apparentemente non ne ha. In un modo insomma tutto moderno, fuori dalla linearità dei romanzi del secolo passato e senza nostalgie antiquariali. È questa la scelta di Daria Martelli che, nel suo romanzo Le vite di Fabrizia, trascrive la complessità e la molteplicità della vita e del mondo attraverso diversi punti di vista.”
Paolo Ruffilli, Recensione, Ateneo veneto, vol. 35, 1997, pp. 287-288.

“Il dilemma sulla verità […] è il nucleo tematico e problematico del romanzo, e forse la verità di queste storie è quella che ciascuno preferisce credere, forse la stessa protagonista non sa esattamente quale sia la verità della sua vita. A differenza di altre vite al singolare (per esempio, La lunga vita di Marianna Ucria di Dacia Maraini), che corrispondono ad altri schemi narrativi, Le vite di Fabrizia sono un gioco di specchi franti e quindi riflettenti una verità che non può essere ricomposta. «Le vite», che coesistono ciascuna con la sua somma di verità e di falsità, nella loro modernità espressiva corrispondono a quel momento storico (gli anni Sessanta) di frattura e di crisi, ma anche agli anni che stiamo vivendo.”
Gilberto Pizzamiglio, Recensione, Grafemi, anno I, n. 1, marzo 1999.

Le vite di Fabrizia è un romanzo dalla scrittura asciutta e sobria, il ritmo di tutta la storia è incalzante, scandito da frequenti dialoghi così nitidi da poter affermare che, quasi inconsapevolmente, l’autrice ne ha già fatto in embrione una sceneggiatura. E una trasposizione cinematografica sembrerebbe più che naturale davvero.”
Neva Pellegrini Baiada, “Fabrizia, le tre versioni di una verità sfuggente. Un appassionante romanzo di Daria Martelli”, Recensione, La voce repubblicana, 6-7 aprile 1998.

“Un romanzo moderno, senza dubbio, quello che Daria Martelli ha intitolato Le vite di Fabrizia, anticipando il carattere composito e complesso della sua narrazione. Moderno, perché il racconto ha un andamento cinematografico, con le diverse testimonianze montate in sequenza e racchiuse da una cornice che le unifica da un punto di vista imparziale, ma partecipe, e le rende comprensibili. Cinematografico, perché la scrittrice ha il dono di rendere visibili gli ambienti, i personaggi, perfino le comparse di un intreccio che attinge alla complessità della vita, restituendone solo alcuni segmenti, e che verso la fine si colora anche di giallo.”
Matilde Caponi, Recensione, La nuova tribuna letteraria, secondo trimestre 1998.

“Di questo romanzo si possono apprezzare vari elementi: il ritmo della narrazione, rapida e incalzante; l’attraversamento di altri linguaggi, quello del teatro e quello del cinema; la tecnica combinatoria e il progetto rigoroso, sul filo di strategie narrative complesse; l’abbandono dell’ottica univoca e la pratica delle modalità del punto di vista, una serie di stratagemmi, con i quali l’autrice mette in atto slogature del senso, interferenze e sfasature, continuamente contestando la costruzione del romanzo. Si possono citare Pirandello e il Kurosawa di Rashomon. Ma il nucleo originale dell’opera risiede in un centro di gravità, intorno al quale la vita di Fabrizia si avvolge come intorno a un fuso. Non un tema, ma un’energia che sospinge la narrazione, come il soffio di un’esistenza che avrebbe potuto avere altri disegni, e altri colori.”
Paolina Preo, “L’arcobaleno di Daria Martelli”, Recensione, Il Gazzettino Illustrato, 16 febbraio 2000.

“Nell’impianto pirandelliano del racconto, l’autrice coglie da varie angolazioni la stessa ambigua e sfuggente realtà: il vuoto di un’esistenza. […] Scritto con mano ferma, il romanzo è di quelli che portano a galla verità solitamente ignorate ai più, ben note a molte donne. Le quali sanno tuttavia che molte vite seguiteranno a essere non vissute o vissute soltanto all’apparenza, che molti sacrifici continueranno a essere consumati fra le pareti domestiche, in silenzio.”
Bruna dell’Agnese, Recensione, Leggere donna, marzo-aprile 1998.

Paolo Ruffilli,
Recensione, Ateneo Veneto, 1997, 185° anno accademico, anno CLXXXIV (=XXXV N. S.) , vol. 35 , pp. 287-289.
link al testo

Gilberto Pizzamiglio,
Recensione, Grafemi. Rivista di lettere e arti delle province nordorientali, anno I, n. 1, marzo 1999.

Gabriella Imperatori,
intervista con Daria Martelli. “«Le vite» di Daria Martelli. «I buoni sentimenti? Illusioni pericolose…». La scrittrice padovana racconta il suo romanzo”. La Nuova Venezia. Il Mattino di Padova. La Tribuna di Treviso, 2 dicembre 1997.

Fiorella Borin,
Recensione, Padova e il suo territorio, Rivista bimestrale, a. XIII, n. 71, gennaio-febbraio 1998.

Neva Pellegrini Baiada,
Recensione, “Fabrizia, le tre versioni di una verità sfuggente. Un appassionante romanzo di Daria Martelli”, La voce repubblicana, 6-7 aprile 1998.

Matilde Caponi,
Recensione, La nuova tribuna letteraria, Periodico di letteratura e arte, secondo trimestre 1998.

Paolina Preo,
Recensione, “L’arcobaleno di Daria Martelli”, Il Gazzettino Illustrato, 16 febbraio 2000.

Francesca Dallatana,
Recensione, “Le vite di Fabrizia. Riflessi di donna”, Gazzetta di Parma, 7 maggio 1998.

Maria Laura Platania,
Recensione, “Oggi in Provincia. L’io narrato della vita di Fabrizia”, Corriere Adriatico – Macerata, 6 febbraio 1998.

Gianna Marcato,
Le vite di Fabrizia di Daria Martelli: un’immagine linguistica del mondo al femminile”, Relazione letta alla presentazione del romanzo, Mirano (VE), Villa Errera, 22 maggio 1998.
link al testo

Renata Cibin,
Relazione letta alla presentazione del romanzo, Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, 12 novembre 1999.
link al testo

Ida Boni,
Intervista, “Daria Martelli. Invenzione e impegno”, Galatea. European magazine, a. VII, n. 11, novembre 1998.  

 

I testi critici sono disponibili per la consultazione presso l’autrice.