ADATTAMENTO TEATRALE DE
IL MERITO DELLE DONNE
DI MODERATA FONTE
in Daria Martelli,
MODERATA FONTE E IL MERITO DELLE DONNE.
Biografia e adattamento teatrale.
Prefazione di Giovanni Calendoli
Postfazione di Bruno Rosada
Venezia, Centro Internazionale della Grafica, 1993.
Gabriella Imperatori, Recensione di Daria Martelli, Moderata Fonte e Il merito delle donne, Centro Internazionale della grafica, Venezia, 1993, in Leggere donna, Bimestrale di informazione culturale, gennaio-febbraio 1994, pp. 13-14.
[…] L’elenco di coloro che se ne [di Moderata Fonte] sono occupate, per citare solo le venete, va da Adriana Chemello ad Antonella Barina a Daria Martelli. Ma è quest’ultima che più delle altre torna a confrontarsi con questa donna del ‘500, a cui sembra collegarla una sorta di misteriosa identificazione. Un “incontro” avvenuto per caso ha dunque portato a un rapporto profondo, al bisogno di fa uscir dal quasi anonimato un personaggio che ha, evidentemente per molte donne, una intensa carica simbolica.
[…] Personalmente confesso di essere riuscita a leggere Il merito delle donne solo saltando interi blocchi di pagine, ma l’adattamento che ne ha fatto Daria Martelli, operando un intelligente e sensibile montaggio a base di spostamenti, tagli, sottolineature, è riuscito a rendere vivo e a suo modo affascinante questo dialogo tardorinascimentale fra sette gentildonne occupate a discutere di maschile e femminile, rapporti fra i sessi, difficoltà di convivenza, matrimonio, possibilità o meno di realizzazione della donna: in termini non filosofici, secondo l’uso del tempo, ma concretamente riferiti al quotidiano. […] Il libro, un’edizione di notevole raffinatezza grafica degna di editori che si considerano eredi dei Manuzio, ha il duplice pregio di fissare sula carta un copione che non è mai arbitrario ma sempre filologicamente rigoroso, permettendo a tutti di accostarsi a un’opera di non facile accesso; e insieme di ricostruire una vita esemplare per la normalità degli eventi – anche quando questa sfiora la drammaticità – ma accesa dalla tenacia di una vocazione […]. Martelli allarga il suo campo d’indagine anche alla vita femminile del tempo, specie attraverso una fruttuosa ricerca iconografica che fa conoscere ai non specialisti usi e costumi talvolta bizzarri. Che dire di quella sorta di chador a cui erano tenute le nubili, appena contraddetto dalla generosità delle scollature? E dei calcagnini, veri e propri trampoli nascosti sotto le gonne per alzare la statura delle matrone, che tuttavia ne rendevano oscillante l’incesso tanto da render necessario l’appoggio a un’ancella? E dell’abitudine a far prendere il sole alla chioma per mezzo di un cappello senza cupola, onde ottenere il tipico biondo veneziano?
Una lettura utile e stimolante per molti versi, dunque. […] Ma interessante soprattutto per la riscoperta della sensibilità precocemente moderna di una scrittrice che in un’operetta giovanile aveva scritto, precedendo di tre secoli penne del calibro di Virginia Woolf: “Se quando nasce una figliola al padre / la ponesse col figlio a un’opra uguale / non saria ne le imprese alte e leggiadre /al frate inferior né diseguale”.

















