DONNE PERDUTE

Adattamento teatrale di Lettere dalle case chiuse

Prefazione di Milvia Boselli

Introduzione dell’autrice

Note di regia di Renata Cibin

in Appendice:
Documenti

Padova, Cleup, 2012.

 


Pubblicato da Lauradeilibri  3 giugno 2016
Donne perdute

Non molto tempo fa, le “donne perdute” erano contrapposte alle “donne oneste” e, secondo l’opinione pubblica, assolvevano persino a una funzione sociale ed educativa rispetto i giovani. Che poi queste “donne perdute” fossero, di fatto, rinchiuse nelle cosiddette “case di piacere”, o “case chiuse”, o “case di tolleranza”, schedate e spostate di città, di fatto schiavizzate,  serviva a tutti per relegare, in un angolo della mente, un aspetto della vita con implicazioni morali imbarazzanti. Erano, tali luoghi,  anche “la più sicura garanzia” per “la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia”, secondo Indro Montanelli, ancora nel 1959.
Lina Merlin (1887 – 1979) fu la coraggiosa sostenitrice dell’abolizione delle “case chiuse”, e redattrice della legge del 20 febbraio 1958 n. 75, ricordata con il suo nome, Daria Martelli, partendo dalle lettere di queste donne alla senatrice Merlin (Lettere dalle case chiuse, a cura di Lina Merlin e Carla Barberis, Edizioni Avanti!, 1955),  ne ha fatto una pièce teatrale, Donne perdute, molto rappresentata, in questi anni, nei teatri veneti e scelta dalla Provincia di Rovigo, in occasione del 2 giugno, per commemorare i settant’anni della Repubblica Italiana e la prima volta in cui le donne hanno avuto accesso al voto.
Nonostante la legge, la prostituzione non ha mai smesso di essere un problema d’attualità, strumentalizzato dalla politica in nome di presunta sicurezza e decoro, dimenticando la condizione delle donne, in maggioranza immigrate, che vi sono coinvolte. Come sottolinea Daria Martelli, si riproduce l’antica e doppia morale del patriarcato: disprezzare la prostituta, ma gloriarsi di comprarne i servigi, perché il mercato del sesso non comporta relazione e solletica l’identità maschile, ne sancisce il suo potere sulla donna.
Un potere che può portare, in casi estremi, purtroppo frequenti, al femminicidio, ed è cronaca, perché la donna non è più rinchiusa in una casa, può votare, può essere eletta,  ma non è certa di vivere se rifiuta un rapporto maschile che la opprime.
Il volume Donne perdute di Daria Martelli si candida perciò alla lettura per non dimenticare, per approfondire, per non smarrire un diritto faticosamente acquisito.

Daria Martelli, Donne perdute. Adattamento teatrale di Lettere dalle case chiuse, Cleup, 2012.