Maria Pia Codato, “Teatro al femminile”, Intervista con Daria Martelli e Renata Cibin, 15 gennaio 2021.

Due voci di donne: una drammaturga, Daria Martelli, e una regista, Renata Cibin, che hanno proposto, rispettivamente scrivendo e portando sul palcoscenico, drammi femminili di ieri e di oggi. Daria Martelli, autrice padovana di teatro, narrativa e saggistica, ha raccolto nel volume Teatro. In scena per far riflettere (Cleup) le sue pièces, un teatro che si pone sul versante opposto a quello di evasione e di divertimento.

In che cosa consiste la novità di un teatro al femminile?

“Fino a tempi recenti l’unica presenza femminile riconosciuta, nel campo del teatro, era quella dell’attrice, interprete di opere maschili e diretta da una regia maschile. Mancavano le autrici, le poche che ci furono restarono ignorate. E mancavano le registe. Negli ultimi tempi, autrici, registe, critiche e studiose sono entrate numerose nel campo del teatro. Così questa forma d’arte si è rinnovata, introducendo una nuova ottica, quella di genere”.

Dalle streghe del Cinquecento, argomento di un suo dramma (Premio Vallecorsi per il Teatro), alle donne di oggi, quale evoluzione ha messo in risalto?

“Nella concretezza della creazione teatrale il tema della condizione femminile è intrecciato con altri. Alcune pièces in cui questo compare sono ispirate alla storia, infatti il presente delle donne ha le radici nel passato. I pregiudizi sessisti che le opprimevano risaltano nel dramma Le streghe e ne Il giardino veneziano, ambientati nel Cinquecento. La vicenda della commedia Equinozio, che si svolge a Padova all’inizio degli anni Ottanta, mostra la svolta culturale, con la presenza di donne nuove, protagoniste di una «liberazione» femminile, ben più dirompente di una «emancipazione». Tuttavia oggi persistono retaggi antichi, come quelli che, per esempio, si notano ne La nuvola rossa, attraverso il disagio della giovane protagonista, regredita da segretaria d’azienda a madre casalinga, per mancanza di servizi sociali.”

Alla regista Renata Cibin, che ha portato sui palcoscenici del Veneto diverse opere della drammaturga, abbiamo chiesto come ha vissuto questa esperienza.

“L’incontro con Daria è avvenuto nel tempo in cui avevo dato vita, con alcune colleghe, ad un laboratorio teatrale, intitolato ad Elena Corner. I testi classici a forte protagonismo femminile, anche se scritti da uomini, ci invitavano ad applicare uno sguardo differente. Infatti quando si parla di teatro al femminile non si intende solo che ne siano protagoniste donne, attrici e registe, né che si tratti di temi squisitamente femminili, anche se questa metodica ha portato alla riscoperta di testi occultati e dimenticati come Il Merito delle donne di Moderata Fonte. Si tratta di cambiare angolo di visuale, facendo della propria esperienza di donna una misura per guardare il mondo. Questa coincidenza di vedute, unita ad un forte rispetto della libertà di ciascuna, mi ha permesso di allestire, poi, i suoi testi, Le streghe, Il giardino veneziano, Donne perdute e il suo adattamento de Il merito delle donne di Moderata Fonte, con un’empatia creativa che, circolando tra noi due e le attrici, si riversava sul pubblico, non solo femminile, con un forte impatto emotivo, cui seguiva, nel dibattito, una riflessione meditata e, talvolta, rivoluzionaria.