MORE VENETO

Romanzo

Padova, Cleup, 2017

In copertina:
Giorgione, Ritratto di vecchia (Col tempo), Venezia, Gallerie dell’Accademia

Il libro è dedicato alla memoria della madre dell’autrice, insegnante Anna Arciero

http://www.cleup.it/more_veneto.html


Gabriella Imperatori, “More veneto”, Recensione,  Leggere Donna n. 182 – gennaio febbraio marzo 2019

 […] Non intendo affermare che Martelli finirà di sicuro in qualche antologia, perché non posso saperlo. So però che, al di là delle passione per la scrittura coltivata con pregevoli risultati fin dall’infanzia, c’è in lei il merito di essersi innamorata di un’antica scrittrice a lungo caduta nell’oblio (riscoperta solo negli anni Settanta del secolo scorso), che nel Cinquecento ha scritto un Dialogo che parla ancora alle donne di oggi. Si tratta di Moderata Fonte e del suo Il merito delle donne, su cui Daria Martelli ha costruito una notevole parte della sua opera saggistica e teatrale.

Stavolta il fascino di Moderata Fonte entra in un romanzo, More veneto (“secondo l’uso dei veneziani”, a proposito della datazione in uso nella Repubblica Serenissima e che allude alla singolarità di Venezia). Nel romanzo Lorenza, giornalista ospite di un’amica nella città lagunare per cercar di superare la fine del proprio matrimonio e la morte della madre, s’imbatte, in biblioteca, nel libro di un’autrice dimenticata, qui trasparentemente ribattezzata “Limpida Sorgente”, e ne subisce l’incanto, spinta così ad approfondirne vita e storia. Che a poco a poco si fondono con quella di una Venezia anch’essa misconosciuta, almeno dai turisti da un giorno e via, che si limitano a Piazza San Marco, al Carnevale, all’acqua alta e alle funeree e costose gondole che navigano per i canali. Non è la sola, Lorenza, a essere incantata da questa Venezia “minore”. Presto conoscerà uno studioso americano con i suoi stessi interessi e gusti.

I personaggi del libro sono in realtà pochi, ma la città dei rii, delle fondamenta, dei piccoli ponti, dei palazzi scrostati e misteriosi risulta quasi più magica di quella che attrae i turisti superficiali e pigri. Martelli si sofferma spesso anche sulle espressioni dialettali, sui personaggi che animano i mercati e i bacari e che testimoniano l’amore per il luogo, per la sua storia, per coloro che l’hanno abitata e ancora la abitano. E soprattutto per quella “minore interessante” del Cinquecento capace di dialogare ancora con le donne di oggi.