POLIFONIE

Le donne a Venezia nell’età di Moderata Fonte

(seconda metà del secolo XVI)

Saggio

Prefazione di Federica Ambrosini,

Padova, Cleup, 2011

Il saggio è corredato di illustrazioni.

In copertina: Abraham de Bruyn, Omnium pene Europae, Asiae, Aphricae atque Americae gentium habitus, Anversa, 1581, tav. 31.

Il libro è dedicato alla memoria della madre dell’autrice, insegnante Anna Arciero

Flavia Randi, Recensione, Leggere donna,  n. 160 – luglio agosto settembre 2013.  

Le meno giovani di noi ricordano il detto, vivo fino a tempi recenti, secondo il quale le donne “non hanno mai fatto niente di notevole” e perciò sono passate nei secoli senza lasciare traccia, come gli animali e le piante, ignorate dalla storiografia tradizionale. E per i gravi effetti sociali e psichici che avevano simili pregiudizi sulle donne si veda un recente libro di Daria Martelli, Le parole di ieri sulle donne. Una ricerca di genere sulle nostre radici culturali (Cleup).
Proprio ricordando quel detto misogino ci si può stupire davanti alla moltitudine delle categorie di donne e delle figure femminili che emergono dal saggio di storia sociale della stessa Daria Martelli, Polifonie. Le donne a Venezia nell’età di Moderata Fonte (seconda metà del secolo XVI), pur essendo la ricerca limitata a un secolo e a una città: un’altra sorprendente Serenissima al femminile. Federica Ambrosini, nella sua notevole Prefazione di specifica competenza, nota la difficoltà di ricostruire un quadro completo della storia delle donne nei vari secoli a Venezia, per «la scarsità, la frammentarietà, la reticenza delle fonti». E scrive: «L’impegnativo lavoro di Daria Martelli può considerarsi la prima tessera di questo ipotetico quanto auspicato mosaico, colmando validamente la lacuna per quanto riguarda il secolo XVI».
L’autrice del saggio segue due direzioni di indagine, basandosi su una vastissima documentazione.  Analizza gli ostacoli, legali, sociali, culturali, che, nel periodo storico preso in esame e secondo i diversi ceti di appartenenza, erano posti alle donne dal patriarcato dominante, un contesto imprescindibile, pur con numerose eccezioni e anomalie rispetto al generale costume prevalente. Così nel saggio si segue la loro vita nelle varie fasi, la nascita, quando venivano rifiutate dal padre per il loro sesso, e l’infanzia, nella quale erano escluse dall’istruzione, poi l’adolescenza, quando, se erano risparmiate dalla tradizionale monacazione forzata, venivano maritate giovanissime con un uomo mai visto prima del giorno delle nozze, quindi il matrimonio, nel quale erano soggette alla “potestà” legale del marito e legate alla catena di parti incessanti e altamente rischiosi, talvolta la vedovanza, nella quale acquisivano autonomia, infine la precoce vecchiaia “culturale”. Contemporaneamente vengono messe in rilievo quelle donne che, pur nella discriminazione, riuscirono in vario modo ad esprimersi e ad agire,  tanto più ammirevoli per questo, talvolta, come non si manca di sottolineare, con l’aiuto di uomini anticonformisti e critici verso il costume e la mentalità del tempo. Così vengono illuminate, nel quadro storico, letterate, artiste, attrici, cantanti, fondatrici di istituti di assistenza, eretiche, guaritrici, maestre, editrici, artigiane, commercianti, levatrici, lavoratrici dell’Arsenale, cortigiane ed altre.
Alla fine risulta una grande varietà di condizioni femminili, ma anche di espressioni culturali, pur nel quadro della tradizionale millenaria cultura misogina, in una visione storica “polifonica”, quale è indicata dal  titolo del saggio: una visione che tiene conto della legge e della norma, ma anche della pratica di vita, che con queste non sempre coincide, e non meno della trasgressione, così come si considera la realtà di fatto, ma anche l’aspetto simbolico, non meno rilevante. Come scrive la storica Anna Bellavitis, nel recensire il volume, «l’originalità dell’approccio, che dà una grande vivacità al racconto, consiste nell’aver scelto come filo conduttore Il merito delle donne di Moderata Fonte». Questo singolare dialogo cinquecentesco al femminile fu riscoperto nell’ambito del movimento femminista, alla fine degli anni settanta del Novecento, dopo quasi quattro secoli di oblio, e da allora è stato oggetto di diversi generi di letture critiche: politica, letteraria, storico-sociale. Infatti le sette interlocutrici messe in scena discutono dei vari aspetti del proprio essere donne, fornendo così agli storici una grande quantità di informazioni, che hanno il pregio di essere connotate al femminile e costituiscono uno straordinario punto di vista delle donne sulla propria condizione. Nel saggio di Daria Martelli la testimonianza di Moderata Fonte è  costantemente confrontata e integrata con le altre fonti del tempo. Per studiose e studiosi ne risulta un «prezioso compendio  delle ricerche sulla condizione della donna nella Venezia del tardo Cinquecento» (A. Bellavitis). Per le lettrici e i lettori non specialisti e in particolare per gli/le insegnanti di scuola secondaria, che l’autrice ha tenuto presente per la struttura facilmente memorizzabile e per lo stile scorrevole della trattazione, è un interessante panorama della condizione femminile nel passato – a Venezia, ma non solo in questa città – nonché delle sue persistenze o sopravvivenze  fino a tempi recenti o addirittura ai giorni nostri, come segnalano spesso le note, nel ricchissimo apparato che segue a ogni capitolo. 
Come scrive lo storico Fernand Braudel, nella frase che viene opportunamente citata da Federica Ambrosini nella Prefazione, «passato e presente si illuminano a vicenda»: è questo il messaggio di fondo che ci viene dato da questa impegnativa opera di Daria Martelli.