LA PARITÀ SIMBOLICA DEI GENERI
Un compito della nostra epoca
Saggio
Prefazione di Maria Paola Fiorensoli
Presentazione di Ruggero Soffiato
Padova, Cleup, 2024
Il saggio è corredato di illustrazioni.
In copertina:
Il Rebis alchemico, stampa. Basilio Valentino, Azoth, 1623 (1613).
Il libro è dedicato alla memoria della madre dell’autrice, insegnante Anna Arciero
Maria Paola Fiorensoli,
Prefazione a La parità simbolica dei generi Un compito della nostra epoca, Cleup, 2024
La richiesta di leggere il saggio di Daria Martelli mi ha colto in un’estate particolarmente impegnativa, tuttavia lo sgomento davanti alla mole del testo e alla quantità degli argomenti si è diluito nello scorrere le pagine. Bella scrittura, lussureggiante offerta di temi e innumerevoli spunti di riflessione.
Non era negli intendimenti amicali, di cui ringrazio sentitamente l’Autrice, una presentazione puntuale di ciò che le hanno suggerito la vivacità e la curiosità intellettuali, la lunga esperienza in vari ambiti della produzione culturale e l’impegno nelle politiche delle donne.
La percezione è di un’opera paragonabile a un’orchestra: lo scrivere come urgenza di dire e di dirsi, la minuziosa raccolta di conchiglie sulla spiaggia della memoria, delle scelte, delle appartenenze, per l’assunto femminista che «il personale è politico».
Il discorso, punteggiato da note che sono piccoli compendi di storia e di storie, a volte è spigoloso, trattando di percorsi iscritti nelle politiche di genere da analizzare e consegnare senza equivoci o mistificazioni.
La parità simbolica dei generi è un libro di trincea, diacronico, che può sembrare di un’archeologia politica e semantica, su cui l’Autrice si interroga e ci interroga, ma affronta i nodi e i conflitti del nostro tempo: il fine è di sviluppare «una consapevolezza di genere» dalle implicazioni storiche, sociali, culturali e simboliche. Un’opera antologica, testimonianza di una vita e rappresentazione del suo contesto, volutamente diversa dalla produzione precedente di Daria Martelli, saggista, romanziera, drammaturga, articolista, divulgatrice, docente, protagonista di vari filoni della comunicazione, tradizionali e di ultima generazione. Tutto ciò è politica, nel senso più alto ed etimologico del termine, che rimanda alla polis come società e comunità civile.
Il dichiarato voler rifuggire dall’astrazione induce a un’indagine antropologica e sociologica, condotta in nome della consegna di tutto ciò che identifica e sostanzia una vita.
Cara Daria, il saggio è un’autobiografia, collocata nel vasto orizzonte abbracciato dal tuo sguardo interdisciplinare, e il pensiero del futuro vi è ben presente, non a caso il sottotitolo è «un compito della nostra epoca».
Il titolo esprime l’innovativa chiave di lettura. Il simbolico ivi indicato «rimanda ad altro da sé», in quella rete simbolica che tutte e tutti avvolge con «una responsabilità collettiva», specie rispetto alla svalutazione e alla valorizzazione simboliche di genere.
Già l’Indice rivela l’impossibilità di un riassunto o anche solo di un accenno esaustivo ai ventuno capitoli di ricerca interdisciplinare, innestata sulla cronaca e radicata nella filosofia di genere e della differenza, per illuminare retaggi profondi e oscuri del patriarcato. La ricerca verte anche sulla nascita della nuova storia di genere, definita «ricerca di una terra delle madri», corrispondente alla patria, etimologicamente la terra dei padri, «un concetto denso di significati storici, giuridici e simbolici, che richiama l’appartenenza, l’identità, la partecipazione, il legame profondo con altre persone che le condividano, nonché un ordine simbolico patriarcale, che esclude le donne: il fondamento del patriarcato».
Passato e presente del vissuto femminile – nei suoi risvolti individuali e collettivi, privati e pubblici, amicali e amorosi, lavorativi e istituzionali – sono scandagliati con una pluralità di proprie e altrui testimonianze. L’architrave è la documentazione testuale, tratta da “Carte” fondamentali, nazionali, europee, internazionali. Parole di donne e sulle donne, dal mondo.
È rivisitato il concetto di parità nella Costituzione italiana (art. 3), da intendersi relativo ad ogni aspetto della vita, contro qualsiasi discriminazione: dalla violenza maschile sulle donne al divario salariale e di occupazione tra uomini e donne, alla persistenza del tetto di cristallo nelle carriere femminili e altro ancora.
Del Consiglio d’Europa si riportano molte raccomandazioni, finalizzate sia al riequilibrio dei generi che ad accrescere sicurezza e autostima nelle donne, uno scopo da perseguire anche con l’insegnamento dell’autodifesa psicologica e fisica.
Un grande rilievo è dato alle vicende e alle conquiste del femminismo, scarsamente insegnate nei percorsi scolastici, che dovrebbero essere l’ambito elettivo della trasmissione dei saperi di genere e del protagonismo femminile. Ripetute sono le sollecitazioni all’assunzione di responsabilità educativa in proposito. Linguaggio, costume, comportamenti, istanze passate e presenti, rappresentazione e autorappresentazione delle donne sono i cardini di un discorso che tocca tutti gli aspetti della quotidianità, anche quelli drammatici, come l’età sempre più bassa dell’aborto, le MFG e la definizione dell’identità nelle variabili di genere. Non manca uno sguardo al «volto femminile della città», alla toponomastica, al protagonismo singolo e corale di quella parte maggioritaria della popolazione che tradizionalmente è oscurata.
Un’accurata disamina è dedicata ai simboli più potenti, le immagini, e ai loro effetti. L’immagine supera qualsiasi barriera comunicativa, anche «le difese critiche razionali», afferma l’Autrice, sottolineando che «per tale potenza gli stereotipi figurativi hanno una forza di suggestione maggiore che gli stereotipi di parola e sono più difficili da decifrare e demistificare. Non vanno considerati tanto per se stessi, quanto per il significato a loro attribuito nel loro tempo e nei successivi, quindi per i loro effetti e per la potenza simbolica esercitata».
L’uso pervasivo di certi stereotipi figurativi perpetua «l’idea dell’universalità del maschile, conferendo all’uomo il titolo di unico rappresentante della specie umana». Tra le citazioni, il celeberrimo disegno di Leonardo da Vinci (1490 circa), l’Uomo vitruviano «iscritto in un cerchio e in un quadrato secondo le regole di Vitruvio (I secolo a. C.), diventato il simbolo della centralità dell’uomo, “misura di tutte le cose”, secondo l’affermazione di Protagora».
Avverto chi legge di non cedere alla tentazione di seguire un filone per volta, essendo tutto osmotico ed interconnesso. A titolo esemplificativo della complessità d’impianto della narrazione, elenco di seguito gli argomenti del XX capitolo, intestato “Il sesso debole”. Il corpo socioculturale delle donne; la questione maschile, la violenza, «sempre maschilista, anche quando è di uomini contro altri uomini, in quanto manifestazione di impulsi ferini maschili, dovuti al testosterone» – definito dallo scrittore Glenn Cooper «la droga più pericolosa del mondo» – e alla mancanza di autocontrollo; la tragica normalità della violenza contro le donne nelle sue varie forme; l’azione, negli anni Settanta, del Movimento femminista, che «denunciò pubblicamente come violenza comportamenti maschili fino allora ritenuti normali o mistificati o di fatto negati o giustificati» nella sfera privata e pubblica; la politicizzazione dei processi; le tappe principali del rinnovamento del diritto, dal superamento del Codice Rocco alla legge 119 del 2013 sul femminicidio, alla n. 69 del 2019 (il cosiddetto Codice rosso) e alla modifica della disciplina penale sulla violenza domestica e di genere.
Al medesimo capitolo appartengono altri temi. La guerra innominata in atto contro le donne, a proposito della quale si citano i passi salienti del discorso pronunciato il 4 febbraio 2022, all’atto della rielezione, dal nostro Presidente, Sergio Mattarella, che indicò «la violenza sulle donne fra le piaghe sociali che tolgono dignità al Paese, al pari di mafie, razzismo, morti sul lavoro, disuguaglianze»; ampia trattazione sulla «casa luogo della schiavitù femminile»; analisi e denuncia di varie forme di sfruttamento e di prostituzione, ma anche passi introspettivi sulle remore oscure dentro le donne. Nel capitolo seguente sono indagate utilmente, data la persistenza nell’attualità, le parità o le disparità secondo il potere contrattuale, declinato in varie forme, che ciascuna parte ha nei rapporti personali, come del resto avviene in quelli sociali e politici, nazionali e internazionali.
Molto può dare questo testo a chi desideri riflettere – e ne abbia il coraggio – su ciò che si è seminato in termini di acquisizione delle libertà, definizione e affermazione dei diritti, evoluzione e rappresentazione dei ruoli nella società: si tratta del contrasto effettivo alle discriminazioni, che anche il sessismo linguistico contribuisce in larga misura a perpetuare, come fu denunciato da Alma Sabatini nel saggio Il sessismo nella lingua italiana (Commissione Pari Opportunità tra uomo e donna, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 1987). I tragici esiti del diffuso e in gran parte voluto analfabetismo culturale di genere sono i quasi giornalieri femminicidi, gli aborti in età sempre più precoce per una pericolosa mancanza di educazione sessuale, la sudditanza nelle relazioni d’amore, vissute come attenzione affettiva, mentre si tratta di prevaricazione e controllo ossessivo. Una realtà riscontrabile specialmente tra i giovani.
Figure, volti, vite di ogni epoca si affacciano da queste pagine, nelle numerose indicazioni, esplicite o sottintese, su come realizzare, per tutte e per tutti, la «parità simbolica dei generi».
In ultimo sottolineo l’ampiezza e la specificità della proposta bibliografica e sitografica, la ricchezza delle citazioni proverbiali, favolistiche, linguistiche, letterarie e artistiche, talune rare e tutte pregevolissime, passate al setaccio del simbolico di genere.
Grazie a Daria Martelli per tale testimonianza di sé e di noi.

















